Contributo del Presidente del Environment Park Spa Parco Tecnologico Ing. Bernado Ruggeri
INNOVAZIONE AMBIENTALE E STRATEGIE ECO-INDUSTRIALI
L’innovazione tecnologica è sempre più un fenomeno imprevedibile e incontrollabile; spesso ha origine in luoghi e processi giudicati all’inizio deboli, marginali, eccentrici o addirittura trascurabili.
L’impresa che vuole affrontare le sfide per il futuro deve sviluppare la capacità si saper giocare su più tavoli, di investire parallelamente in processi anche profondamente eterogenei e talvolta contrastanti, di affinare l’attenzione e di percepire i segnali deboli che le provengono dagli ambienti esterni più disparati. Le possibilità di una forte discontinuità che appaiono lente, insicure, esitanti, spesso diventano trainanti di una forte svolta tecnologica del tutto imprevista, moltiplicando processi di selezione darwiniana di imprese che hanno come esito vere estinzioni aziendali di massa. Il cambiamento tecnologico presenta aspetti caratteristici di discontinuità, accelerazione, non linearità e imprevedibilità che impongono nuova cultura, anche manageriale, nuovi modelli e nuove metafore.
Un modello che ben si adatta alla descrizione dell’innovazione ambientale è quello del cosiddetto paesaggio adattativo, ossia un panorama costituito da alti picchi in cui si creano delle condizioni ottimali per la penetrazione dell’innovazione e profonde valli in cui le condizioni sembrano scomparse (si pensi ad esempio ai progressi ottenuti nel risparmio energetico dopo l’embargo del greggio del ’73 e la successiva stasi che permane fino ad oggi); in tale modello le quote più elevate le raggiungono quelle imprese che maggiormente riescono ad adattarsi alle tendenze dominanti negli ambienti sociali, economici e politici che si concretizzano in norme, leggi e tendenze culturali. Certo le imprese che si trovano su un picco di eccellenza, che perfezionano e sperimentano nuove tecnologie ambientalmente più compatibili, spesso vedono il nuovo picco, ma non sono in grado di raggiungerlo in maniera diretta: necessitano che altri, con le proprie azioni generino la capacità recettiva del mercato stimolando l’azione dei singoli e delle imprese stesse per la nascita di strategie eco-industriali creando un percorso per raggiungere il nuovo picco.
Appare quindi evidente che le strategie industriali eco-efficienti necessitano fortemente di azioni in grado di incidere profondamente nella determinazione delle politiche economiche, industriali e sociali, integrandosi sia nel sistema produttivo che di consumo, per riorientarne le modalità di funzionamento e le finalità di sviluppo verso la sostenibilità. Esse non si devono limitare ad una serie di interventi parziali, singoli, ma delineare obiettivi generali, un quadro prospettico di nuova governance, con il quale tutti gli attori possano confrontarsi e decidere le proprie strategie.
Ancora una volta; in questo conteso la fiscalità ecologica assume un rilievo del tutto particolare per il suo carattere di trasversalità rispetto alle altre politiche di settore, sia sul piano dell’efficacia ambientale che su quello dell’efficienza economica contribuendo alla modernizzazione ecologica delle imprese. L’uso della leva fiscale è in grado di offrire una opportunità di grande rilievo per contribuire al rilancio industriale del Paese e contrastarne il suo declino. A tal fine i tempi appaiono maturi per postare il carico fiscale dai redditi sia da lavoro che di impresa, verso l'uso delle risorse materia ed energia; ciò è tanto più indispensabile per procedere a tempi non più rinviabili verso la società sostenibile.