Contributo del Presidente dell’API Torino Dott. Sergio Rodda
PER FAR CRESCERE LE IMPRESE
Cosa significa innovare? Semplice: modificare un sistema introducendovi qualcosa di nuovo e, se parliamo di impresa, innovare è generare o migliorare gli strumenti utili a far crescere il business. Si tratta di una semplice definizione della quale però è complessa la realizzazione, soprattutto per le Piccole e Medie Imprese strette da sempre fra un mercato sempre più esigente e costi di produzione sempre più difficili da contenere.
Il ragionamento attorno a cosa significhi davvero innovare per le PMI, tuttavia, deve essere approfondito.
L’innovazione nelle imprese – tutte - si traduce nella capacità di resistere ai continui mutamenti del mercato – e anzi dovrebbe rivelarsi una delle leve per anticipare tali cambiamenti -, ma anche nella ricerca di una risolutiva riduzione dei costi, capace però di salvaguardare uno sviluppo sostenibile.
In altri termini, è necessario pensare all’innovazione come ad una sorta di accelerazione del ritmo nella vita delle imprese, che le ponga nelle condizioni di affrontare efficacemente la concorrenza, di soddisfare maggiormente i clienti, di migliorare i bilanci e – magari – di elevare la compatibilità con la qualità dell’ambiente economico e sociale circostante.
D’altra parte, non vi è chi non comprenda come la vera innovazione sia l’elemento fondante di un reale vantaggio competitivo e quindi la leva per la creazione e la distribuzione di ricchezza. Detto questo, è evidente che molto spesso si agisce senza le dovute riflessioni e privi di un progetto di “giusto respiro”.
Più in generale e più semplicemente, i ritmi decisionali e quelli di mercato costringono gli imprenditori ad agire con grande velocità per rispondere alla necessità di cambiamento determinata dalla concorrenza e dai mercati. Una situazione che, inevitabilmente, rischia di portare ad una confusione di obiettivi e strategie e che, quindi, induce con sempre maggior frequenza a scelte fortemente emotive destinate a modeste ricadute.
Da qui la necessità di capire meglio le condizioni che agevolano l’acquisizione dell’innovazione da parte delle PMI. Prima di tutto pensando che la vera innovazione trova terreno fertile in un contesto culturale capace di catalizzare tanto le competenze tecniche e la capacità di iniziativa quanto la creatività ed una sana percezione del valore.
Ma è ovvio che questo non è sufficiente per far arrivare compiutamente una adeguata “quantità e qualità” di innovazione alla portata delle PMI.
Al di là dei problemi di mercato e di produzione, le Piccole e Medie Imprese, infatti, devono più di altre superare l’ostacolo dei vincoli di bilancio e, quindi, una soglia più alta di difficoltà per l’accesso agli elementi di base dell’innovazione.
E’ da questa situazione che possono trarsi già delle prime indicazioni sulle azioni da intraprendere per favorire un migliore utilizzazione da parte delle PMI dell’innovazione e, più in generale, del progresso tecnologico.
La possibilità di accesso ai componenti dell’innovazione è, cioè, intimamente legata ad una serie di circostanze – economiche ma anche culturali – che si legano a vicenda e che contemporaneamente devono essere risolte.
In altre parole, la volontà di innovare deve essere accompagnata, e sostenuta, da una analoga volontà di cooperazione per l’innovazione nelle PMI da parte di tutti gli attori del sistema economico e sociale. Ma, in concreto, quali strumenti è possibile ipotizzare? In primo luogo, la possibilità di accedere a finanziamenti adeguati, poi quella di utilizzare effettivamente le fonti di ricerca, di creare una vera e propria familiarità fra ricerca e impresa.
L’obiettivo finale da raggiungere – utile alle PMI ma anche allo stesso mondo della ricerca – deve essere quello della creazione di un circolo virtuoso che colleghi la produzione all’accademia, la sperimentazione al mercato.