Contributo del Presidente di I3P – Politecnico di Torino prof. Vincenzo Pozzolo
INNOVAZIONE: NE PARLIAMO O LA FACCIAMO?
Innovazione: si parla tanto oggi di innovazione, tutti la invocano, e spesso la mitizzano, ma quanti la praticano?
Innovare vuole sì dire essere al top della tecnologia e cercare di metterla a frutto ideando nuovi prodotti e servizi sulla frontiera più avanzata della ricerca, ma vuol anche dire innovare la nostra cultura, il nostro modo di pensare, i nostri processi di sostegno a chi, rischiando sul suo futuro, si proietta in un’avventura imprenditoriale di alto profilo.
Al di là delle facili dichiarazioni di necessità e di sostegno dell’innovazione, è il nostro Paese realmente attrezzato per favorire e praticare l’innovazione?
Incomincio da casa mia, il mondo della Università e della ricerca sta facendo passi da gigante sulla strada di aprirsi all’esterno e di riconoscere il valore non solo economico, ma anche sociale di contribuire allo sviluppo del territorio su cui opera, ma quanti pregiudizi rimangono ancora in molti ricercatori ( e non solo tra quelli più anziani) sul ruolo che compete ad un Ateneo e sulla purezza che deve avere la ricerca accademica!
E l’Industria, ormai purtroppo quasi solo più di piccole dimensioni, realmente concepisce l’innovazione come un investimento per accrescere le proprie potenzialità, oppure preferisce cercare di sopravvivere su standard tecnologici certi e collaudati senza sogni di grandezza?
E il modo della finanza, è sufficientemente innovativo da scommettere su chi, a fronte di un’idea altamente innovativa, necessita di capitali e prestiti per realizzarla ed affrontare il mercato?
Si può fare innovazione senza strumenti finanziari anch’essi innovativi, cioè fornendo prestiti solo a chi può dimostrare di non averne bisogno, indipendentemente dalla qualità delle sue iniziative imprenditoriali?
E quanti sono i Business Angels o i fondi di seed capital disposti a scommettere e investire cifre relativamente modeste su iniziative altamente innovative? Solo molto recentemente è stato costituito in Piemonte un piccolo fondo di seed capital locale che ha fatto i primi investimenti, ed è a mio avviso un grosso risultato.
Se si guarda ai nostri competitori, anche semplicemente al di là delle Alpi, si vede una ben diversa cultura del rischio, e la messa a punto di strumenti e pratiche che favoriscono e aiutano la nascita di nuove iniziative ad alto contenuto di innovazione.
Infine gli Enti pubblici territoriali: devo dire che negli ultimi anni i governi locali, Regione, Provincia e Comune, sono stati esemplari nel cercare di favorire le iniziative per sostenere l’innovazione, ed è pure in atto un tentativo di coordinamento degli sforzi per cercare di non sprecare le poche risorse a disposizione in progetti non sinergici. Ma molto rimane da fare sul piano del governo nazionale, dove la nostra legislazione al riguardo è ancora lontana da quella dei Paesi Europei con i quali ci confrontiamo.
Situazione disperata allora?
Non voglio crederlo: mi conforta la mappa dei siti dell’innovazione che è emersa da questa iniziativa di “Porte Aperte”, e la convinzione che se tutti, ma proprio tutti, gli attori di questo processo si convincono della necessità e della possibilità di farcela, e cercano con entusiasmo di fare quel poco (o tanto) che è in loro potere per contribuire al processo di innovazione, diventando essi stessi innovatori nei rispettivi ambiti, i risultati non potranno mancare a beneficio di tutti.
Parlare di innovazione è importante, per contribuire ad una presa di coscienza collettiva sulla necessità imprescindibile di non venire emarginati dai mercati, ma molto più importante è che tutti facciano innovazione, nella propria cultura e nelle azioni concrete!