Intervento Piero Angela divulgatore scientifico, conduttore di Super quark (Rai)
L’Italia può recuperare terreno nel campo della ricerca e dell’innovazione?
La nostra è una società molto aperta, le frontiere sono cadute o stanno cadendo a velocità crescente, il confronto con gli altri dovrebbe sollecitare certe scelte.
L’Italia, infatti, è un paese che non ha grandi risorse, e si basa sulla trasformazione. Ad esempio andiamo a comprare energia all’estero e dobbiamo essere capaci, attraverso la nostra qualità di produzione, di essere vincenti sui mercati internazionali. Per essere competitivi ci sono due modi: fare la stessa cosa a minor prezzo oppure fare cose più intelligenti, più complesse, più avanzate. Difficile competere in termini di prezzi, con le realtà del sud-est asiatico, dunque la soluzione è ricerca e innovazione. In Italia esistono eccellenti ricercatori e anche centro di eccellenza ma non vengono fatti crescere attraverso una politica adeguata.
Abbiamo giacimenti culturali che fanno del nostro paese un paese con vocazione turistica crescente, ma questo non basta. Il made in Italy non è sufficiente per essere competitivi in una società moderna.
Dobbiamo essere in grado di proporre cose nuove da imporre sui mercati internazionali. Il vero problema sono i fondi destinati alla ricerca, meno della metà degli altri paesi a noi concorrenti. Noi dedichiamo alla ricerca intorno all’1% del prodotto nazionale lordo. Perché questo succede? Perché ci sono priorità più impegnative anche dal punto di vista elettorale eil breve termine diventa prevelente sul medio e lungo termine. Ma la ricerca ha bisogno di tempi medio-lunghi.
Nella nostra società è necessario che si sviluppi una mentalità scientifica perché la nostra cultura è soprattutto letteraria e giuridica. Non ci siamo resi conto che la tecnologia e la ricerca non producono soltanto comodità (ascensore, telefono, lavatrice, ecc.) ma modificano profondamente la società. L’ingresso della macchine prima nell’agricoltura e poi nell’industria ha fatto passare dal primario al secondario al terziario la società diffondendo il benessere, l’istruzione, il tempo libero.
Quindi quando si parla di sviluppo tecnologico legato alla ricerca e agli investimenti, si parla di trasformazioni profonde che investono tutta la nostra società. E’ cambiato il mondo, soprattutto l’Italia, a seguito di questa capacità di trasformare l’ambiente attraverso la ricerca e l’innovazione.
Innovazione e capacità competitiva non incidono soltanto sulla tenuta del sistema Italia, ma sono la chiave per evitare la disoccupazione. Poter pagare stipendi significa avere soldi per le pensioni e per la sanità.
L’innovazione non è fine a se stessa, è qualcosa che ha profonde influenze sull’insieme del sistema.
Noi vediamo nel nostro paese un grande dibattito sulla distribuzione della ricchezza ed efettivamente la giustizia sociale è basilare in qualunque sistema democratico.
Però non si dibatte mai su come creare nuova ricchezza. Non si può distribuire qualcosa che non si è creato. Le nazioni che oggi sono leader nel passato hanno investito moltissimo nell’innovazione per presentare prodotti vincenti sui mercati.
Ecco perché la ricerca di base e applicata sono un motore, un volano per modificare la società e rendenrla capace di stare in un mondo che cambia con grande velocità.
Il contesto adatto investire richiede ad esempio una regola fondamentale: la meritocrazia; in Italia non si premiano i meritevoli ma altre cose. Manca il clima culturale. Basta guardare il nostro Parlamento che è formato soprattutto – forse anche giustamente- da persone che hanno una cultura di tipi giuridico. Nel paese, come negli organi di comunicazione, la scienza è assente. Televisione e stampa non si occupano di questa materia. Le pagine delle scienza sono state ridotte e, in alcuni giornali sono scomparse. Se ci sono trattano argomenti legati a salute e bellezza. Certamente la scuola è colpevole perché pur insegnando materie scientifiche, non è capace di trasmettere nel modo giusto la consapevolezza della scienza e delle sue ricadute.
L’università è spesso un sistema ancora molto impaludato, legato a dei modi di essere che non sono adeguati al mondo moderno. Bisogna che non ci sia crisi di vocazioni scientifiche. Una della cose con cui si devono confrontare oggi le università è una diminuzione degli iscritti a materie come fisica e chimica, che sono poi tra quelle che producono la ricerca di base. Chi sceglie di diventare ricercatore non solo guadagnerà poco, ma rischia di lavorare in un contesto non gratificante.
La prima cosa è creare per i giovani un futuro come possibilità di ricerca, non solo dando soldi, ma creando contesti adeguati. Deve essere attrazione e prestigio per chi si dedica allo studio e alal ricerca, insieme alla passione.
Questi sono alcuni dei veri problemi di fondo.
La cosa che mi stupisce sempre è che non si parli di queste cose.
(tratto da Piemonte Speciale 11 Associazione delle Fondazioni CR Piemontesi – a cura di Barbara Donat-Cattin)