Contributo del Presidente di COREP prof. Antonio Gugliotta
COME SI PUO’AIUTARE L’IMPRESA A SVILUPPARE L’INNOVAZIONE?
Osservando da spettatore interessato, (ma anche non interessato!) verrebbe da dire che il Sistema Italia ed in particolare quello Regionale non sono sufficientemente competitivi per poter affrontare le sfide globali che l’attendono. Questa debolezza è ancora più evidente se si guarda all’inadeguatezza delle infrastrutture pubbliche che dovrebbero supportare il sistema delle imprese. La percezione di questa debolezza è risultata più evidente negli ultimi anni, da quando cioè si parla con sempre maggiore insistenza dell’importanza dell’innovazione come ingrediente essenziale per poter accrescere la competitività. Il continuo riferimento all’importanza dell’“innovazione” potrà auspicabilmente contribuire a diffondere la cultura dell’innovazione in tutte le articolazioni della società, che è certamente la condizione se si vuole passare dal “parlare” al “fare”.
In quest’ottica ritengo che l’iniziativa di Porte Aperte all’Innovazione abbia una sua indubbia efficacia, consentendo di evidenziare le numerose ed interessanti attività che in tal senso si svolgono, spesso con insufficiente “visibilità”, essendo note solo agli stessi attori del sistema. Di notevole interesse è poi il contributo che può essere dato nei confronti delle scuole e degli studenti di ogni ordine e grado, permettendo loro di sviluppare maggiore curiosità nei confronti degli ambienti di ricerca e innovazione.
Se è vero quindi che l’innovazione è sempre più l’ingrediente dello sviluppo è mandatario immaginare come la nostra area la può sviluppare. Il Piemonte ha una robusta rete di centri di ricerca, pubblici e privati, forse non del tutto noti e “visibili”, difficile da trovare in altre aree del territorio nazionale e costituisce una delle aree europee a maggiore potenziale innovativo. Questo patrimonio ancora disponibile si sta via via disperdendo, anche per l’assenza finora di una pianificazione e di una strategia che lo coinvolga nello sviluppo locale facendolo diventare “attore dell’innovazione”. Tra questo enorme patrimonio costituito da centri di ricerca pubblici e privati si nota una immediata differenza in termini di intervento sullo sviluppo dell’innovazione. Infatti, mentre i centri di ricerca privati si presentano spesso come più predisposti all’innovazione, essendo soliti sviluppare ricerca applicata ed industriale, nella maggior parte dei casi le realtà pubbliche che sviluppano ricerca, per una serie di ragioni, sono più lontane dal mercato. Queste ultime, infatti, sono le meno attrezzate a diffondere i risultati delle ricerche e a mettere a disposizione innovazione per il territorio, e richiedono quindi interventi strutturali ed organizzativi. Così facendo l’intero patrimonio dei centri di ricerca dell’area potrà diventare davvero il propulsore dell’innovazione a beneficio del sistema delle imprese.
Su questo aspetto alcune esperienze sono state già effettuate e si è quindi in grado di passare dalla sperimentazione alla definizione di un vero e proprio “sistema locale per l’innovazione”, mettendo così in moto un circolo virtuoso tra il sistema della domanda di innovazione e quello della potenziale offerta.
In definitiva quindi ci troviamo in un sistema ben predisposto e se opportunamente sollecitato potrà fare la sua parte, com’è stato per il passato. Questa è questa la sfida con cui i politici locali e nazionali dovranno confrontarsi.