Contributo del Presidente CSP – Innovazione nelle ICT Ing. Giovanni Ferrero
RELAZIONI TRA LE COSE E LE PERSONE E INVESTIMENTI SULLA CONOSCENZA
Res novare: rendere nuove le cose. Così sul Castiglione – Mariotti alla voce Innovazione. La radice della parola può essere dunque legata al concetto di rinnovamento – il termine etimologicamente più corretto - , di restaurazione – nella sua dizione di instaurare cose -, di fare res novae.
La “trasformazione delle cose” è dunque – al di là del successo che il concetto e la parola di innovazione stanno avendo nel corso degli ultimi anni – uno dei compiti e delle sfide di ogni società che si è succeduta nella storia.
Viviamo in una epoca in cui le “cose” stanno rapidamente cambiando modificando il nostro modo di vivere, di pensare, di produrre. Pensiamo alle cose cambiate nel corso degli ultimi 10 anni nel mondo della comunicazione delle reti. 10 anni fa pochi conoscevano e ancor meno usavano Internet. E-mail e web erano parole per pochissimi (il primo browser Mosaic nacque nel 1994). Essere “connessi”, accedere alla “rete” era patrimonio di pochi e anche quei pochi disponevano di strumenti degni ormai di un museo di archeologia telematica. Sono passati “appena” 10 anni e oggi – rapidamente esauritesi le stagioni della new economy – noi tutti siamo in grado di percepire quanta innovazione stia producendo una sempre maggiore presenza delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei processi economici e finanziari globali. E siamo spesso anche consapevoli di come ritardi e ostacoli culturali ed economici a un loro consapevole e adeguato uso stiano penalizzando territori e sistemi produttivi.
Dove può nascere e svilupparsi dunque un’innovazione utile? Se guardiamo in modo sintetico e ahimè un po’ semplicistico a quanto è successo nell’esempio delle reti i fattori che hanno permesso una così rilevante e pervasiva trasformazione sono almeno tre:
- un progresso tecnologico sviluppatasi sotto un rilevante impulso del sistema delle Università in particolare degli Stati Uniti ma anche con un crescente contributo anche di altre aree del mondo (per inciso lo stesso “motore” che oggi sta realizzando il progetto di una Internet2).
- una straordinaria capacità di interdisciplinarietà delle competenze e delle persone che quotidianamente contribuiscono a rendere nuove le cose. Non solo e non tanto ingegneri, ma matematici, fisici, biologi, sociologi, psicologi, storici, antropologi. Non solo e non tanto americani, ma indiani, cinesi, pakistani, russi, coreani … italiani
- una forte relazione con chi fa le cose nuove. Con le imprese della Internet. Con la Cisco, con Google, con Yahoo, con le tante che stanno nascendo proprio in questo periodo in paesi come la Cina e l’India. Spesso nuove imprese nate grazie a una buona idea e agli strumenti messi a disposizione per portarla avanti. E spesso nate grazie alle azioni di sistema che hanno determinato favorevoli condizioni di sviluppo locale (si pensi al valore che in Piemonte ha oggi un consorzio come Top-Ix che raccoglie più di 30 dei principali operatori di reti e di servizi ICT presenti nel nostro Paese).
E’ in questa positiva combinazione di fattori che si sono create e si stanno costantemente rigenerando le condizioni essenziali dell’innovazione nel settore delle nuove reti di comunicazione digitale.
Quale insegnamento si può dunque trarre da questo esempio per un Paese e per un territorio come il nostro?
Essenzialmente due.
Il primo riguarda la capacità di leggere, interpretare, sviluppare non solo il “novare” ma la relazione tra le cose e le persone. Viviamo in una realtà che è stata laboratorio e cuore dello sviluppo industriale dell’Italia, in cui vi sono grandi competenze nel campo dell’automazione, della robotica, del design senza citare i settori a più alta densità di presenza storica. Sono competenze utilissime non solo quando si dedichino verticalmente alla progettazione e produzione industriale ma anche quando si mettano in relazione con gli altri settori della comunicazioni, della rete, dei nuovi media. Se “Porte aperte all’innovazione” può favorire questo incontro e aprire la strada alla creazione di un rapporto stabile tra “pezzi” dell’innovazione sicuramente avrà raggiunto un grande risultato. E tal proposito perché non provare a proporre a tutti coloro che hanno concretamente “aperto le porte” un momento di incontro e di conoscenza reciproca anche per ringraziarli del loro contributo alla manifestazione?
Il secondo riguarda l’investimento nella conoscenza e quindi in tutto ciò che possa svilupparsi in tale direzione. Ciò richiede sia un’azione forte e coordinata da parte di tutti gli attori interessati (le pubbliche amministrazioni, le università, i centri di ricerca, le imprese) finalizzata a realizzare un sistema virtuoso di creazione, diffusione e trasferimento della conoscenza, sia un grande impulso a iniziative che si propongano di rafforzare la presenza di giovani “innovatori” in questo territorio. Si pensi alle iniziative avviate dalle ex Fondazioni bancarie e da alcuni enti pubblici finalizzate a legare maggiormente un percorso di ricerca alla sua concreta applicazioni in aziende ospitanti così come ad attrarre giovani di altri paesi.
Anche in questo caso sarebbe importante dare più visibilità e identità – più comunità si potrebbe dire – a questa leva di giovani applicatori di ricerca e innovazione.
E' in questo contesto che l’interazione tra ricerca accademica, impresa, mondo dei servizi e del governo locale permette alla nostra Regione di essere parte di questi motori dell’innovazione: le reti a larga banda e la evoluzione di Internet verso IPv6 che supporta multimedialità e mobilità sul territorio, il digitale terrestre, il calcolo distribuito, le reti logistiche sono i temi che da tempo il CSP- Innovazione nelle ICT affronta a supporto delle politiche di sviluppo locale.
Porte aperte all’innovazione non può che essere stimolo e occasione per proseguire con più forza in questa direzione.