Contributo dell’Assessore al Lavoro della Città di Torino Dott. Tommaso Dealessandri
L’INNOVAZIONE SI PRODUCE DA SE’?
Nel mondo contemporaneo innovare è un obbligo per la sopravvivenza e l’innovazione è diventata una condizione indispensabile, seppur non sufficiente, per qualsiasi attività economica che si debba confrontare con altre…. È una condizione di mercato!
In particolare, nei cicli economici recessivi l’innovazione assume ancora maggiore rilevanza, e fa la differenza tra le aziende, nel momento in cui riparte un ciclo espansivo.
Ma l’innovazione non si produce da sé e non si acquista in pronta consegna.
Fino alla fine degli anni settanta l’innovazione veniva “creata” principalmente nelle grandi aziende e la sua ricaduta investiva tutta l’economia e quindi anche le aziende di dimensioni minori; la ricerca pubblica, invece, era principalmente orientata alla ricerca di base, con sviluppo più a medio e lungo termine.
Il ridimensionamento delle grandi aziende, che ha pesantemente caratterizzato in Italia gli ultimi 30 anni, ha creato non solo un problema di crisi economica e occupazionale, ma anche la necessità di ripensare e riprogettare un sistema di ricerca, di creazione, di diffusione dell’innovazione.
Consideriamo inoltre il fatto che molte aziende, pur non riducendo l’interesse e l’impegno per l’innovazione, hanno di fatto esternalizzato consistenti parti di R & S, ritenendo più conveniente e produttivo acquistare questi “servizi”.
In funzione anche di una ridefinizione del sistema della ricerca e dell’innovazione sono nati negli ultimi anni i parchi tecnologici, gli Incubatori di Impresa, i distretti produttivi e i distretti tecnologici.
Tra il disimpegno della grande impresa e gli interventi di ridisegno del sistema dell’innovazione, vi è stato però, almeno in Italia, un periodo di assenza di interventi; in molti altri paesi questo “vuoto” non ha avuto ragion d’essere in virtù di una maggiore prevenzione o ha assunto dimensioni più ridotte, anche per la diversa struttura economico – industriale, ed è evidente ora il vantaggio competitivo di questi paesi.
La strada da percorrere è ancora molta per ricreare in Italia un sistema dell’innovazione adeguato. Tale sistema, infatti, deve non solo mantenere il livello di competitività del “sistema paese” ma, nella attuale situazione, è necessario uno sforzo aggiuntivo affinché il livello sia significativamente incrementato; oggi diventa, infatti, indispensabile favorire la transizione verso un’economia della conoscenza in cui trovino spazio sia il settore dei servizi sia un sistema industriale diversificato, volto a produzioni innovative e ad alto valore aggiunto.
Tali argomenti, che devono motivare e guidare la necessità di intervenire nel sistema, sono oramai sufficientemente condivisi, mentre i modelli di riferimento e la legislazione in materia sono certamente ancora in fase di “sperimentazione”.
Nel territorio torinese la sperimentazione è ormai quasi decennale, e ha visto la partecipazione attiva degli enti locali e delle Fondazioni di origine bancaria nonché il massiccio utilizzo di Fondi Europei, che ovviamente hanno condizionato la localizzazione delle iniziative, a causa della rigidità della zonizzazione.
Se, in ambito di sperimentazione, l’esperienza dei parchi tecnologici è sicuramente da rivedere, sia per la questione della tematizzazione, sia per la struttura finanziaria e societaria che è stata individuata (e si tratta di intervenire a garanzia di quanto, comunque, di estremamente positivo i parchi hanno fatto e stanno facendo), altre iniziative hanno invece assunto il ruolo di modello di riferimento non solo a livello locale.
Un’iniziativa positiva, da ogni punto di vista, che ha visto come protagonista la “pubblica amministrazione” è indubbiamente quella dell’Incubatore d’Imprese Innovative del Politecnico di Torino; I3P ad un modello organizzativo – gestionale certamente azzeccato ha unito una particolare dedizione e competenza del Top management che ha dimostrato di essere una grande risorsa innovativa ma che non è, purtroppo, automaticamente replicabile.
L’iniziativa risente positivamente anche del fatto che è tutta locale e non è vincolata, direttamente, a interventi e/o risorse nazionali o europee.
Il vero nodo di ogni iniziativa, avviata o da avviare, è fortemente correlato ai vincoli, normativi e/regolamentari, della dipendenza da fonti di finanziamento e/o decisioni esterne al sistema locale, lontane non solo fisicamente ma soprattutto “emotivamente” .
In tal senso si possono leggere molte delle difficoltà a tutt’oggi riscontrate dai diversi attori locali: dal Centro Multifunzionale dello Spazio al Comitato Promotore del Sistema Satellitare Galileo a Torino Wireless, per non parlare dei già citati Parchi Tecnologici.
Soltanto la professionalità e la caparbietà di coloro che erano e sono convinti dell’importanza strategica di queste iniziative ha consentito il loro decollo e il loro sviluppo.
Dirompente è poi l’assoluta incapacità, nonostante le proclamate intenzioni, di gestire, a livello nazionale, le specializzazioni e le eccellenze, senza cedere a quella tentazione, tutta politica, di non scontentare nessuno, di non scegliere mai, di duplicare se non triplicare iniziative con il risultato di non dare a nessuna di esse la possibilità di eccellere. Il caso dell’Istituto Italiano di Tecnologia, da questo punto di vista, è forse quello più eclatante: con due Politecnici di livello internazionale si crea dal nulla o quasi una entità simile (a meno di 150 km dagli altri due), invece di rafforzare quanto faticosamente costruito.
La considerazione, infine, che l’incapacità non riguarda solo il tema dell’innovazione e delle, purtroppo, cosiddette “politiche industriali”, aumenta ancora di più i timori e allontana la speranza che si possa porre rimedio a breve termine.
Intanto la situazione peggiora per il fatto che la regionalizzazione di alcune competenze sta’ provocando, in molti settori, moltiplicazioni di iniziative e di costi, a danno dell’efficacia e dell’efficienza delle iniziative stesse.